Liste d’attesa in Basilicata, Unione Sanità Convenzionata: tra dati ufficiali e la realtà sperimentata dai cittadini, ecco perchè la delibera sulla liste di attesa con molta probabilità sarà l’ennesimo flop. Di seguito la nota integrale.
“Ci si lamenta che le cose non cambino perché, continuando a fare le stesse azioni, ci si aspetta di ottenere risultati diversi, il che è una forma di follia”.
La politica sanitaria lucana sembra incarnare questa definizione. Prima, con la DGR 473/2025, si sono imposti tetti di spesa calcolati quasi esclusivamente sulla base della spesa storica, ignorando i fabbisogni reali dei cittadini. Una scelta che ha prodotto l’effetto opposto a quello dichiarato: agende chiuse, servizi sospesi, pazienti respinti o costretti a rivolgersi altrove, con una mobilità sanitaria crescente. Poi, dopo aver creato il problema, si tentano soluzioni con nuovi provvedimenti, come la DGR 513/2025, presentata come la svolta per abbattere le liste d’attesa. Ma si tratta, ancora una volta, di un’illusione.
Dietro i titoli rassicuranti, infatti, la realtà è molto diversa. La DGR 513 non porta risorse nuove: cerca di usare quelle dell’anno scorso, circa 2 milioni di euro non spesi nel 2024, residui di bilancio che le Aziende sanitarie non erano state in grado di utilizzare. E qui nasce la domanda: se non si è riusciti a spenderli allora, perché si dovrebbe riuscire oggi, con gli stessi vincoli, gli stessi regolamenti e le stesse macchinose procedure?
Non solo: le prestazioni potranno essere erogate solo entro il 31 dicembre 2025 e solo per un elenco ristretto. Un cerotto che si stacca dopo pochi mesi, su una ferita profonda fatta di pazienti in coda.
Eppure, chi consulta i portali ufficiali della Regione o i report pubblicati si trova davanti un quadro che, a prima vista, non sembra drammatico. In Basilicata i tempi di attesa, soprattutto per le visite urgenti (classe U, da erogare entro 3 giorni) o brevi (classe B, entro 10 giorni), risultano spesso rispettati. Ma è davvero così?
Le testimonianze dei cittadini raccontano altro. In tanti ci segnalano che al CUP si sentono rispondere: «Richiami domattina presto e vediamo se si libera un posto». Così l’attesa non viene calcolata dal primo giorno in cui il paziente cerca la prestazione, ma solo dal giorno fortunato in cui riesce a prenotare. Se non ci riesce, non compare in nessuna statistica. È lo stesso meccanismo denunciato dal Ministro della Salute: la chiusura delle agende, un espediente con cui gli ospedali e le Asl mascherano le vere liste di attesa. Un trucco che consente di dire che “non ci sono ritardi”.
La questione dei dati è cruciale così come la questione dei fabbisogni. Eppure, anziché affrontare il nodo vero, la Basilicata continua ad illudersi di poter abbattere le liste di attesa con un provvedimento spot.
È per questo che, come USC – Unione Sanità Convenzionata, abbiamo deciso di avviare un monitoraggio indipendente, insieme ai cittadini, per verificare empiricamente la veridicità delle liste d’attesa in Basilicata. Non ci accontenteremo dei report ufficiali o delle alchimie statistiche: vogliamo documentare la realtà, prestazione per prestazione, agenda per agenda, per capire quanto davvero i lucani debbano aspettare per una visita o un esame.
Perché oggi sembra più importante far combaciare i numeri che risolvere i problemi. Ma i cittadini non chiedono magie burocratiche: chiedono cure nei tempi giusti, come prevede la legge e come dovrebbe garantire la Regione. Continuare a ripetere gli stessi errori, sperando in risultati diversi, non è solo illusione. È follia.
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