Di seguito ll’intervento del Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Chiorazzo, in merito alle parole pronunciate dal Vescovo di Acerenza, Monsignor Sirufo, in occasione della Festa Patronale di San Rocco a Tolve. Con preghiera di diffusione, si ringrazia.
Eventi religiosi, risorse pubbliche e responsabilità istituzionale.
Ripensare le politiche culturali e di valorizzazione dell’identità religiosa anche alla luce delle parole del Vescovo Sirufo.
Le parole pronunciate da Monsignor Francesco Sirufo, Arcivescovo di Acerenza, durante l’omelia della festa di San Rocco a Tolve, meritano più di una riflessione. Con rigore e coraggio, ha chiesto ai rappresentanti delle istituzioni presenti, molti dei quali impegnati nella maggioranza di governo regionale, di usare le risorse pubbliche con maggiore sobrietà, visione e responsabilità. Ha parlato di infrastrutture, lavoro, servizi essenziali. E ha criticato, con tono fermo ma costruttivo, l’utilizzo dei fondi pubblici per “manifestazioni civili effimere” o “cantanti rinomati” che nulla hanno a che fare con il senso autentico delle ricorrenze religiose. Sono parole che condivido e faccio mie.
Celebrarli, i nostri Santi, anche nella dimensione civile, è cosa buona e giusta. Ma non possiamo permetterci, oggi più che mai, di farlo in modo svincolato da una seria programmazione culturale e di valorizzazione dell’identità religiosa. La Basilicata è attraversata da problemi profondi come la mancanza di lavoro, l’emigrazione giovanile, il disagio sociale, la carenza di servizi e infrastrutture. In un simile contesto, ogni euro pubblico speso deve servire a costruire futuro, comunità, coesione.
Anche per queste ragioni credo sia giunto il momento di ripensare gli strumenti di sostegno finanziario che la Regione Basilicata mette a disposizione per le festività patronali e i grandi eventi religiosi. Il riconoscimento di un evento come “festa di interesse regionale” non può essere solo un titolo simbolico ma deve tradursi in un sostegno concreto che valorizzi il suo carattere identitario e spirituale, e non in un semplice contributo per coprire i cachet di artisti da palcoscenico.
Con tutto il rispetto per l’intrattenimento musicale e il programma civile delle feste, è evidente che queste attività rispondono ad altri obiettivi, anch’essi legittimi, ma diversi da quelli propri della cultura religiosa. L’impiego delle risorse regionali deve restare vincolato alla promozione della memoria, della fede, della formazione, del patrimonio culturale e architettonico sacro.
L’Arcidiocesi di Acerenza, come ha ricordato lo stesso Monsignor Sirufo, si è dotata di uno statuto e di un regolamento dei comitati festa, così come di un decreto sinodale sulle forme organizzative degli eventi religiosi. Questo sforzo della Chiesa lucana merita attenzione e ascolto.
Propongo, pertanto, che si riapra subito un’interlocuzione stabile e strutturata tra il Governo regionale e la Conferenza Episcopale di Basilicata, coinvolgendo anche le Soprintendenze per i beni culturali e le amministrazioni locali. L’obiettivo deve essere duplice: da un lato, restituire centralità al valore religioso degli eventi e dall’altro, ammodernare gli strumenti normativi e finanziari a disposizione della Regione, affinché siano coerenti con le esigenze reali delle nostre comunità.
Solo così potremo rendere autentica quella “etica ed estetica pubblica” a cui il presidente Bardi spesso fa riferimento, ma che troppo spesso, invece, viene disattesa nei fatti. Serve coerenza tra parole e atti, tra fede e amministrazione, tra identità e sviluppo.
La Basilicata non ha bisogno di feste “ricche per un giorno”, ma di politiche lungimiranti che rafforzino la sua anima e migliorino davvero la vita delle persone.
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Fonte: SassiLive – Read More

