Riflessioni sul ruolo del comparto balneare e sul modello di sviluppo turistico in Italia: il modello del Circolo Velico Lucano. Di seguito la nota integrale.
Negli ultimi anni, e in particolare in questo periodo di contrazione del settore turistico in Italia, l’attenzione pubblica e mediatica si è concentrata in maniera incisiva sulle attività balneari. Tale crisi è dovuta a molteplici fattori, tra cui una congiuntura economica sfavorevole, la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e altre concause di natura sociale e strutturale.
In questo contesto, si è diffusa la percezione che i gestori degli stabilimenti balneari siano tra i principali responsabili del calo delle presenze turistiche. In alcuni casi, determinate iniziative e politiche tariffarie hanno effettivamente contribuito a un allontanamento di parte della clientela. Tuttavia, ciò che manca nel dibattito pubblico è una visione equilibrata che, accanto alle criticità, sappia valorizzare e promuovere le esperienze virtuose che stanno avendo luogo sulle nostre coste.
Un esempio concreto è rappresentato dal Circolo Velico Lucano, che ha sviluppato un progetto di destagionalizzazione attraverso il turismo scolastico e giovanile. Fulcro di questa iniziativa è lo sport declinato in chiave olimpica, inteso non solo come attività agonistica, ma soprattutto come veicolo di socializzazione, amicizia, fratellanza e recupero delle relazioni interpersonali. Valori oggi messi a rischio da un utilizzo eccessivo e distorto dei social network, che contribuiscono all’isolamento dei giovani e ne influenzano negativamente modelli di consumo e schemi mentali.
Il turismo scolastico e giovanile promosso dal Circolo Velico Lucano integra sport, ambiente, archeologia e natura, con progetti qualificanti in ambito STEM e STEAM. In Basilicata, l’età media dei partecipanti si è abbassata, includendo bambini dai 6 ai 16-17 anni, provenienti da ogni parte d’Italia: Sicilia, Sardegna, Friuli, Lombardia, Lazio e molte altre regioni. Si creano così comunità di giovani seguiti da equipe di operatori locali, con una ricaduta economica e occupazionale che rimane interamente radicata sul territorio di Policoro e della costa ionica lucana.
Tra le iniziative di rilievo si annoverano eventi sportivi e culturali come la Notte Bianca del Beach Volley, che ha visto migliaia di giovani impegnati per 24 ore consecutive in attività sportive e momenti di condivisione, e la Notte di San Lorenzo, con musica, poesia e il simbolico “fuoco della speranza”. Si tratta di modelli di intrattenimento alternativi allo “sballo” notturno legato ad abuso di alcol e sostanze, purtroppo diffuso in altre località turistiche.
Sul piano economico, Policoro si distingue per la competitività delle tariffe: il costo medio di un ombrellone in prima fila è di circa 20 euro, i prezzi dei bar sono allineati alla media, e il Circolo Velico Lucano ha scelto di mantenere una ristorazione leggera basata su prodotti tipici lucani a prezzi accessibili (ad esempio, il caffè a 1 euro). Scelte che rappresentano una provocazione positiva e un segnale di attenzione verso l’accessibilità del mare per tutti.
Tuttavia, a fronte di queste buone pratiche, si registra una crescente attenzione di grandi tour operator e agenzie internazionali verso il territorio, spesso con un approccio improntato a logiche puramente economiche, assimilabili a dinamiche di colonizzazione turistica. È opportuno interrogarsi sulle possibili conseguenze di tale fenomeno, che in altre realtà europee – come alcune zone del Portogallo o delle Canarie – ha portato all’esclusione della popolazione locale dai benefici economici e sociali derivanti dal turismo.
È necessario che il comparto balneare prenda coscienza del proprio ruolo nella costruzione del turismo italiano, correggendo eventuali comportamenti che possano prestarsi a strumentalizzazioni, e rivendicando al contempo i meriti storici e le attuali eccellenze. La costa ionica lucana ne è un esempio: il turismo è nato grazie a piccole iniziative balneari, così come l’agricoltura lucana è diventata nel tempo un settore d’eccellenza.
Lo sviluppo turistico, se ben pianificato, può generare un circuito virtuoso integrato con l’agricoltura e con le altre filiere locali, creando valore economico, sociale e culturale. Ciò è particolarmente importante per i giovani, spesso poco valorizzati e a rischio di marginalizzazione.
Per questo è fondamentale preservare un modello di turismo sostenibile e radicato nella comunità locale, in cui l’uomo e i valori sociali restino al centro, e l’economia sia al servizio della crescita civile e della fratellanza. Recuperare il senso originario del viaggio e dello scambio culturale significa difendere un patrimonio immateriale che è alla base della civiltà occidentale.
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