Il direttivo Amscil (Associazione micologica sostenitori cultura idnologica Lucana) in una nota denuncia la mancata convocazione del proprio rappresentante alla Commissione d’esame convocata dalla Regione Basilicata per il cambio delle modalità di svolgimento degli esami per il rilascio del tesserino. Di seguito la nota integrale inviata da Presidente Amscil Antonio Pagano.
Si accendono i riflettori sulla gestione degli esami per l’idoneità alla raccolta dei tartufi in Basilicata, con procedure adottate dalla Regione che sollevano forti interrogativi su trasparenza e rispetto delle professionalità locali. La sessione d’esame del 12 giugno 2025 ha visto un cambiamento radicale nelle modalità: da prova orale a test a risposta multipla. Una scelta di per sé innovativa, ma che è stata attuata, a quanto pare, con metodi poco inclusivi.
Il nodo della questione ruota attorno alla Commissione d’esame, la cui composizione è definita dalla Legge Regionale 35/95 e che prevede la partecipazione di esperti provenienti da diverse associazioni. Eppure, per questa sessione cruciale, uno dei membri designati dalla Commissione è stato escluso da ogni fase decisionale. Si tratta del rappresentante dell’Associazione Micologica Sostenitori Cultura Idnologica Lucana (AMSCIL), un’organizzazione che da oltre un decennio collabora attivamente con la Regione in progetti di salvaguardia ambientale e divulgazione della cultura legata ai nostri ecosistemi naturali, compreso quello tartufigeno.
La polemica nasce dal fatto che le nuove domande a risposta multipla, cardine del nuovo esame, sarebbero state predisposte internamente dagli Uffici Regionali, senza il coinvolgimento e la validazione collegiale della Commissione al completo. Solo in un secondo momento, e solo ad alcuni membri, sono stati sottoposti i quesiti definitivi per la seduta del 12 giugno. Una procedura che non solo contravviene al principio di collegialità, ma che mette in discussione la qualità e la pertinenza delle domande stesse, prive del contributo di tutti gli specialisti del settore.
Di fronte a questa evidente anomalia, il Presidente dell’AMSCIL ha esercitato il diritto di accesso agli atti amministrativi (L. 241/1990), chiedendo di visionare la documentazione relativa alle procedure adottate per la modifica dell’esame e allo svolgimento della prova. L’obiettivo era verificare la correttezza del processo, data l’esclusione del proprio rappresentante.
La risposta del Dirigente dell’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio ha però stupito ancora di più: l’istanza di accesso non è stata accolta, con la motivazione che non sussisterebbe un “interesse concreto, diretto ed attuale dell’AMSCIL”. Una tesi difficile da sostenere, considerando che la stessa Regione aveva già risposto con una nota precedente, fornendo dettagli sulle nuove procedure e le fasi d’esame. Se non c’era interesse, perché fornire tali informazioni? Questa contraddizione solleva seri interrogativi sulla reale volontà di garantire trasparenza.
La vicenda evidenzia una sottovalutazione del ruolo cruciale degli esperti e delle associazioni del territorio. La presenza di membri qualificati in Commissione non è un mero adempimento burocratico, ma una garanzia di qualità, aggiornamento e aderenza alle reali esigenze del settore. Associazioni come l’AMSCIL, con la loro decennale esperienza e il loro impegno concreto nella salvaguardia ambientale e nella diffusione della conoscenza, rappresentano un valore aggiunto inestimabile per la pubblica amministrazione.
Escludere un membro così rilevante da un processo decisionale che ridefinisce le basi dell’accertamento dell’idoneità per la raccolta dei tartufi non è solo un’inopportunità procedurale, ma un segnale preoccupante di chiusura verso la collaborazione e la trasparenza. Ci auguriamo che la Regione Basilicata possa al più presto chiarire la propria posizione e ristabilire un dialogo costruttivo con tutte le componenti che, da anni, contribuiscono attivamente alla tutela del nostro patrimonio naturale.”
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