Il cantiere riformista, spiegano Ligorio e Marrese, non è un nuovo partito né una sigla elettorale, ma un metodo di lavoro: partire dai problemi concreti e affrontarli con competenza, apertura e spirito costruttivo. Significa unire energie diverse, ascoltare i cittadini, coinvolgere chi ha idee e voglia di fare. Una politica che misura i risultati, che non promette l’impossibile e che investe su ciò che può davvero migliorare la vita delle persone. Le priorità sono chiare: potenziamento delle infrastrutture, sviluppo di un turismo di qualità, valorizzazione della cultura, miglioramento dei servizi, rafforzamento della partecipazione civica e difesa del presidio ospedaliero. “Non basta gestire l’ordinario – affermano – serve una visione di lungo periodo, che faccia di Policoro il motore di un territorio più vasto e ne valorizzi il ruolo strategico nel Metapontino e in Basilicata”.
Per Ligorio e Marrese il riformismo non è una teoria astratta, ma la pratica quotidiana del cambiamento possibile. “È dire la verità anche quando costa, è scegliere la strada giusta anche quando non è la più comoda. È avere il coraggio di innovare, sapendo che senza riforme non c’è sviluppo e senza sviluppo non c’è futuro”. “Mentre la città vive la pausa estiva – concludono – possiamo far nascere l’idea di una nuova stagione: aperta, plurale, generosa. Un laboratorio in cui chi crede ancora nella buona politica trovi spazio per costruire insieme una Policoro con più visione, più coraggio e più ambizione. Perché non ci sarà rinascita senza visione, e non ci sarà visione senza riformismo”.
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