Dopo la fuga dei giovani dai nostri borghi anche la fuga dai seggi. E’ un’indicazione chiara quella che è venuta dal voto alle regionali: cresce la disaffezione dalla politica e purtroppo dalla partecipazione democratica nell’occasione più importante per l’istituzione regionale. A confermare il livello di guardia per la democrazia e per il nostro tessuto civile ci sono poi gli elettori (soprattutto giovani studenti o a lavoro fuori) che risultano ancora residenti nei piccoli comuni e che non sono tornati per il voto. Tra le motivazioni non ci sono solo i costi di viaggi comunque a grande disagio perché tornare a casa per quanti studiano o lavorano fuori spesso significa una giornata intera. C’è sicuramente la rassegnazione: “tanto non cambierà nulla”.  Noi ci siamo “sgolati” durante tutta la campagna elettorale invitando candidati Governatori e in Consiglio Regionale a parlare del presente-futuro dei borghi e a dare proposte ed idee. Credo che questa volta non si potrà più far finta di nulla. Chiunque sia il Governatore e qualunque sia la sua squadra di governo si prenda atto che la “frattura” tra comunità dei borghi e Palazzo della Regione è profonda. Si lavori, senza lasciare spazio alla retorica e alla formalità, per ricucirla. Non è un’impresa facile ma se non si cambia innanzitutto il metodo – ascoltando chi ha quei Progetti, quelle proposte e quelle idee che la politica non ha – tra cinque anni la fuga dai seggi nei nostri borghi sarà ancora più alta.

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