“Una vetrina di livello mondiale è sempre un palcoscenico importante grazie al quale farsi conoscere. E, – ha proseguito nel suo intervento alla Bit di Milano, l’assessore al Turismo e alla Cultura, Stefania D’Ottavio – nel ringraziare quanti consentono alla Città di Potenza di poter vivere questa opportunità qui alla Bit, proverò a sintetizzare quali emozioni suscita il capoluogo di regione della Basilicata a quanti decidono di farsi accogliere da noi. Salubrità dell’aria, percentuali tra le più alte d’Italia per quanto riguarda il verde pro capite, qualità dell’acqua che raggiunge le nostre case e le fontane pubbliche da poter essere paragonata a quella sorgiva, bassissimi tassi di criminalità, sono solo alcuni degli aspetti che fanno di Potenza una città che, prima ancora di essere visitata, quasi ti invita a essere vissuta. Oltre alle caratteristiche fisiche, orografiche, naturalistiche, climatiche, che ne fanno un unicum nel panorama delle città meridionali, ha una posizione baricentrica rispetto alle coste tirreniche, ioniche e adriatiche, può vantare anche i benefici di un paesaggio collinare, e la vicinanza a panorami montani, capaci di racchiudere in una sola realtà, una serie di opzioni che rapiscono il visitatore e lo rendono ammirato viaggiatore. Ma ai doni che la natura ha fatto a noi potentini e alle generazioni che ci hanno preceduto, in una storia millenaria che affonda le proprie radici ben prima dell’epoca romana, si sommano quelli di una comunità che ha attraversato le diverse epoche, realizzando opere che nel tempo e del tempo hanno saputo fare tesoro. Due accessi idealmente introducono chi raggiunge Potenza dalla principale via di comunicazione, il raccordo autostradale ‘Basentana’, al nostro spazio urbano e, con una sorta di macchina del tempo, racchiudono e uniscono il passato, il presente e il futuro, attraverso una sintesi dell’ingegno umano. Un ponte romano a tre campate, che fa del fascino della pietra la propria essenza, un ponte senza pilastri e senza tiranti, che dà vita al freddo cemento, trasformandolo in una membrana sinuosa e autoportante. Tra l’uno e l’altro poche centinaia di metri e un paio di decine di secoli, quasi a includere un cammino urbanistico-storico-culturale che, insieme ai nostri avi, abbiamo percorso e continuiamo a sperimentare, e che vogliamo condividere con i nostri ospiti. L’ingegner Musmeci, che a quello moderno ha dato il nome, nell’immaginare un collegamento che potesse superare la ferrovia per entrare direttamente nel cuore cittadino, ha dato vita a un’opera apprezzata e ammirata da tecnici e professionisti di tutto il mondo, finendo su libri e riviste scientifiche internazionali e, unica al mondo, utilizzando una struttura che ha saputo modellare il calcestruzzo fino a renderlo opera d’arte. L’altro ponte, quello bimillenario, non è l’unica testimonianza dell’epoca romana, di una città che ancora nella sua via principale conserva il nome, via Pretoria, e quel sistema di cardi e decumani che ne tessono il dedalo della mobilità del centro storico. Insieme al ponte, un’antica fattoria coeva, rinvenuta appena qualche anno fa, durante la realizzazione di uno dei nuovi accessi alla città, e la Villa Romana, unica nel territorio, con tracce databili tra il I e il II secolo d.C. Più livelli decorati con marmo fatto arrivare anche da Egea e Turchia, il triclinium, un mosaico policromo, un medaglione con l’immagine delle tre Grazie e una grande aula absidata. Dal quartiere residenziale di Poggio Tre Galli, dove la Villa è collocata, grazie a un sistema di scale mobili che conta tre impianti, uno che è anche il più lungo d’Europa, e un quarto in fase di realizzazione, magari con l’esperienza del Trakking urbano, proposta che di recente ha catturato il favore di molti anche da noi, si raggiunge il centro e, nel cuore del borgo antico, ci può lasciare rapire dall’unico teatro storico della regione, intitolato a Francesco Stabile, attualmente oggetto di una radicale riqualificazione, ormai praticamente ultimata. Due secoli e mezzo di storia in un capolavoro, copia in scala del San Carlo di Napoli, che dal foyer al loggione, dalla buca per l’orchestra ai palchi, dai velluti agli stucchi, si presenta come uno scrigno prezioso in grado di custodire eventi che sul suo palco continuano a regalare sogni. Di fronte, alle spalle e poi lungo la via che nel teatro ha il suo centro, una serie di Chiese, tutte con almeno mille anni del loro passato da raccontare, e che conservano espressioni artistiche uniche come le tele del Prayer, o riproduzioni di opere note nel mondo come quella del ‘Cristo velato’. Il sistema museale annovera almeno due eccellenze che vale la pena ricordare. Quello archeologico nazionale intitolato a ‘Dino Adamesteanu’, ospitato nella prestigiosa sede di Palazzo Loffredo. Presenta al pubblico i risultati delle importanti ricerche condotte nella Basilicata centrosettentrionale, con pezzi anche del IX secolo a.C., e al tempo stesso consente di avvicinarsi alla complessa realtà archeologica di una regione che è stata luogo privilegiato dell’incontro tra genti di stirpe e di cultura diversa. Il Museo Diocesano invece si apre su epoche relativamente più recenti, con reliquie preziose,arredi sacri, quadri e sculture, oltre a testi e manufatti tessili unici nel loro genere. Una città, dunque che si lascia scoprire un po’ alla volta, che ti invita a conoscerla un passo alla volta, per entrare nei suoi ritmi, nelle sue atmosfere, nei suoi sentimenti e che, non ha fretta di imporsi, ma invita a lasciarsi attraversare dagli sguardi, dalle riflessioni, dalle vite di quanti la vogliano conoscere davvero, per scoprirsi, alla fine, novelli esploratori di una nuova e antica città, che dell’essere comunità fa la sua prima ricchezza e che a fare comunità invita tutti quelli che da noi arrivano e che a noi rimangono nel cuore” ha concluso l’assessore D’Ottavio.


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