Nardiello (Uila Basilicata-Ebat Potenza): “Basilicata, cuore fragile dell’export agroalimentare: tra dazi, desertificazione sociale e rinascita possibile”

14/07/2025 | Sassilive

Nardiello (Uila Basilicata-Ebat Potenza): “Basilicata, cuore fragile dell’export agroalimentare: tra dazi, desertificazione sociale e rinascita possibile”. Di seguito la nota integrale.

In un mondo attraversato da conflitti armati e guerre commerciali, l’agricoltura italiana continua a portare sulle spalle il peso di scelte scellerate e dettate da logiche politiche poco razionali. Con l’annuncio della possibile introduzione da parte degli Stati Uniti d’America di dazi fino al 30% sui prodotti agroalimentari europei, si apre uno scenario drammatico per il nostro export. E se l’intera Italia teme le conseguenze, la Basilicata, piccola e tenace, rischia molto di più.

Nel 2024 la nostra regione ha registrato un +18,7% nell’export agroalimentare verso l’estero. Un risultato che racconta di una terra laboriosa, che ha saputo trasformare le sue eccellenze in valore economico: il vino, con l’Aglianico del Vulture in testa, rappresenta l’84% della distribuzione settoriale dell’intero comparto; seguono i formaggi, l’olio extravergine, gli ortaggi. Un’economia fatta di microimprese, di cooperative, di famiglie che ogni giorno combattono contro le difficoltà logistiche, la carenza di infrastrutture, l’isolamento.

Ora, quel +30% di dazi, se attuato, potrebbe tradursi in uno smottamento delle esportazioni lucane verso gli USA: secondo Svimez, nel 2024 l’Agroindustria ha rappresentato circa il 44% dell’export della Basilicata destinato agli Stati Uniti. Senza tanti giri di parole: i nostri vini diventerebbero meno competitivi, i nostri prodotti vedrebbero ridotta la loro presenza sugli scaffali statunitensi, i contratti commerciali sarebbero messi in discussione. È facile immaginare le conseguenze: calo della produzione, riduzione del reddito agricolo, perdita di posti di lavoro.

Ma sarebbe miope limitarsi a un’analisi economica. La verità è che in una regione già gravata da una fragile coesione sociale, da un’emigrazione giovanile sempre più preoccupante e da una rete infrastrutturale inadeguata, l’effetto moltiplicatore del danno commerciale rischia di approfondire solchi già esistenti.

E allora, che fare?

Credo che la risposta non possa venire solo da Bruxelles o da Roma. Deve partire da qui. Dalla Basilicata. Dalle sue risorse, dalla sua intelligenza, dalla sua capacità di rigenerarsi.

Occorre rivalutare il patrimonio naturale come vero motore di sviluppo. Serve rilanciare la filiera del legno, abbandonata a sé stessa, e investire sulla produzione di cippato, sulla lavorazione del legno e sulla gestione del patrimonio forestale, trasformando tali potenzialità economiche in elementi centrali di una vera rivoluzione green e in questo caso senza tanti slogan corredati da grafiche social. I nostri boschi non sono solo paesaggio: sono laboratori di biodiversità, opportunità di ricerca scientifica, potenziali attrattori turistici.

Serve una collaborazione strutturale con l’università per formare competenze, raccogliere dati, innovare la gestione del territorio. La risorsa acqua, oggi simbolo di scarsità e di spreco, può diventare strategica: per l’agricoltura, per la sostenibilità ambientale, per l’industria alimentare e per il turismo. Ma servono scelte. Servono investimenti. Serve visione.

Se la politica iniziasse a considerare l’efficienza del sistema idrico come priorità, se si intervenisse per collegare in modo serio e funzionale la provincia di Potenza con quella di Matera, se si affrontasse il nodo della mobilità interna con coraggio, e si superassero definitivamente le illusioni della “grande industrializzazione” che non ha mai dato i frutti promessi, forse potremmo cominciare a costruire un’alternativa concreta.

Un’alternativa indipendente dai proventi del petrolio, troppo spesso trattati come unica risorsa strategica della regione, e invece avvelenati da un’economia a breve respiro e da logiche estrattive lontane dal benessere dei territori.

Le guerre commerciali non si combattono solo con i dazi, ma con la resilienza intelligente dei territori, con economie radicate, con reti locali solide e prospettive che non dipendano dall’umore di un presidente straniero.

La Basilicata ha tutto questo potenziale. Ha acqua, boschi, biodiversità, persone competenti e pronte a rimanere, se solo si aprisse per loro una possibilità concreta. È il momento di scegliere. Non possiamo aspettare che siano altri a decidere per noi.

 

 

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Fonte: SassiLive – Read More

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