Il presidente dell’Ente Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, Giovanni Mianulli, ha reso noto che proseguono le iniziative e le attività poste in essere da parte dell’Ente Parco finalizzate alla valorizzazione del territorio, con particolare riferimento al patrimonio archeologico preistorico ricadente nel perimetro del Parco.
A giugno scorso sono stati completati, previe intese con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Basilicata, i lavori di sistemazione e riqualificazione dell’area archeologica ubicata a Matera alla contrada “Murgecchia”, all’interno del perimetro del Parco, dove si trova uno dei più importanti Villaggi Neolitici fra quelli rinvenuti nel Materano, ovvero il Villaggio Neolitico di Murgecchia.
L’abitato preistorico di Murgecchia fu localizzato nel 1898 dal senatore e medico materano Domenico Ridola (1841-1932) nell’omonima contrada, poco distante dall’abitato di Matera, che rappresenta uno dei paesaggi più suggestivi in assoluto di tutto il territorio materano consentendo di godere di diversi, caratteristici, ambienti dell’habitat rupestre, chiese, grotte, cave di tufo, muri a secco, sino a giungere, costeggiando il Villaggio Neolitico di Murgecchia e le Chiese della Madonna delle Vergini e dei Derelitti, alla propaggine estrema della contrada dove è possibile ammirare un bellissimo panorama della città di Matera e dei canyon dei torrenti Jesce e Gravina visibili in tutta la loro spettacolarità.
Nonostante la grande importanza del sito preistorico il Villaggio Neolitico di Murgecchia non era stato finora oggetto di alcun intervento di valorizzazione che in qualche modo lo potessero rendere fruibile oltre che agevolmente individuabile mediante la necessaria cartellonistica stradale.
I lavori di riqualificazione hanno interessato una superficie di circa 2 ettari, sul totale di 3,5 ettari di area espropriata dal prefetto di Matera con decreto n. 4996 del 16 gennaio 1986, dove sono stati eseguiti lavori di sfalcio di erba, rovi e sterpaglie, che non venivano effettuati da oltre 50 anni, e che hanno consentito di rendere visibili alcune porzioni del fossato minore del villaggio, oltre a una serie di saggi di scavo effettuati sul medesimo fossato nel corso delle campagne di scavo condotte dal Ridola nel 1908 e, successivamente, da Felice Gino Lo Porto nel 1967, cosicché sono ritornate visibili in tutta la loro imponenza porzioni del fossato di protezione scavato dalle popolazioni neolitiche a difesa dell’abitato nonché l’ingresso occidentale al fossato minore e l’ingresso orientale al fossato maggiore.
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