Potenza: “Controlli sulle piattaforme offshore”,

24/03/2016 | POLITICA, Varie

“Al fine di tranquillizzare i nostri concittadini in merito al rigore sui controlli ambientali sulle piattaforme offshore”, i delegati dei Consigli regionali che hanno promosso il referendum del 17 aprile 2016   

chiedono al ministro dell’Ambiente e della Tutela e Territorio e del Mare “garanzie in merito ai possibili impatti che le piattaforme di estrazione di idrocarburi offshore possono avere sull’ambiente, sulla salute umana e sulla salubrità dei prodotti alimentari immessi in commercio”.

“Vorremmo sapere cosa è accaduto e cosa sta accadendo sulle piattaforme nei mari italiani -scrivono i delegati in una lettera inviata oggi al ministro – Al netto di incidenti rilevanti che fortunatamente ci sono stati fino ad oggi risparmiati (anche se le immagini delle coste tunisine in questi giorni stanno alimentando la preoccupazioni di tanti cittadini e operatori legati all’economia del mare) è noto che l’impatto sull’ambiente marino derivante dall’estrazione offshore di idrocarburi sia dovuto soprattutto alla produzione di rifiuti liquidi (acque di strato) e solidi (fanghi di perforazione). Tuttavia è noto pure che sulle piattaforme avvengono incidenti “meno rilevanti” – con una frequenza relativamente elevata – ma che possono rilasciare in mare sostanze pericolose. Ad esempio analisi accurate su piattaforme inglesi hanno registrato nel periodo 1990-2007 ben 6.269 incidenti nelle acque circostanti il Regno Unito dove sono posizionate n. 288 piattaforme”.

“Nei giorni scorsi – è scritto ancora nella lettera – abbiamo appreso che Greenpeace Italia ha richiesto lo scorso luglio 2015 i dati dei monitoraggi periodici sulle piattaforme italiane e solo di recente sono stati forniti dal Ministero dell’Ambiente quelli relativi a un numero limitato di piattaforme (34: quelle autorizzate a sversare in mare le loro acque di produzione), che evidenzierebbero una palese contaminazione dei mitili che crescono sui piloni”. Non sono però stati resi noti i dati del monitoraggio delle restanti piattaforme (circa un centinaio). Per questo i delegati delle Regioni chiedono “di conoscere i dati relativi al monitoraggio ambientale delle piattaforme non comprese nel set di dati già forniti a Greenpeace Italia ed al monitoraggio sul contenuto di sostanze chimiche pericolose”.

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